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Maurizio Turlon

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Sindone ipercubica

Descrittori
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Struttura primaria: ipercubo dilatato 4D
Struttura secondaria: riproduzione digitale esterna
Dinamica primaria: traslatoria
Dinamica secondaria: casualizzazione statica
Inciso compositivo: fusione a maschere successive

riproduzione or  |  riproduzione bn  |  < ₪ <  |  > ₪ >

Descrizione sintetica

L'opera è il risultato di una composizione, integrata con tecniche di casualizzazione, tra un ipercubo dilatato 4D in primopiano e un'immagine digitale , di origine web, del volto della Sacra Sindone sullo sfondo.

Descrizione analitica¹
¹ Profilo presentato in occasione di una esposizione a tema specifico

La realizzazione prende spunto da una proprietà dell'ipercubo dilatato 4D visualizzato in primo piano per creare una metafora filosofico-matematica con la Sacra Sindone raffigurata sullo sfondo.

 

Un ipercubo 4D rappresenta l'evoluzione dimensionale successiva della struttura segmento (1D) - quadrato (2D) - cubo (3D) ed è interpretabile come la sovrapposizione di quattro coppie di cubi 3D.

 

La nostra vista è essenzialmente bidimensionale ed il riconoscimento della tridimensionalità avviene a livello cerebrale in base a una storia di esperienze spazio-sensoriali. Nel caso di struttura 4D, la storia non esiste e, come conseguenza, il cervello fatica a riconoscere e distinguere al suo interno le coppie 3D.

 

Quanto sopra consente un appropriato sviluppo metaforico in base a due aspetti fondamentali:
- in un mondo 4D, la selezione di una vista 3D comporta la creazione di una coppia di elementi tra loro duali e apparentemente distinti
- in un mondo 3D, la mancanza di una vista 4D comporta la difficoltà di riconoscere, conciliare e unificare elementi duali e apparentemente contraddittori.

 

Un esempio eclatante di vista sovradimensionale è rappresentato dalla teoria della relatività in cui due grandezze fisiche apparentemente distinte come lo spazio e il tempo trovano il loro elemento unificante nel concetto quadridimensionale di spazio-tempo.

 

La Sacra Sindone è un perfetto emblema di vista 3D e della "metafora dell'ipercubo".

 

Sono infatti del tutto evidenti la presenza di una serie di elementi duali (l'umano e il divino, la morte e la resurrezione, la lettura in negativo e in positivo, l'autenticità e la falsità, ...) e la difficoltà di comprenderli e conciliarli.

 

Tuttavia è possibile osservare come l'accettazione dell'esistenza di una dimensionalità superiore, o la semplice l'introduzione della "dimensione della fede", costituisca un imponente elemento unificante che percepisce l'incarnazione del divino nell'umano, concepisce, pur nelle diverse espressioni religiose, la natura ciclica di nascita, vita, morte e resurrezione e rende superflua la diatriba sull'autenticità.

 

L'opera intende esprimere una sintesi di tutte queste problematiche evidenziandole in una serie di dettagli:
- la perfezione geometrica e la purezza della forma centrale come emblema di una dimensionalità superiore
- la vacuità delle forme e dei toni cromatici come sublimazione della fusione tra razionale e irrazionale
- lo sfumare degli elementi di collegamento tra le forme come simbolo della difficoltà di cogliere la struttura nella sua globalità
- la dilatazione direzionale tra positivo e negativo del volto come espressione di un processo in divenire in grado di squarciare le limitazioni di una vista sottodimensionale.

 

Il tutto in presenza di uno sfondo in dissolvimento, come manifestazione della precarietà delle tracce della vita terrena, unito a squarci di luce con lievi toni caldi come riflesso della partecipazione a un viaggio dimensionale carico di sorprendente positività.

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